Joséphine, un grande cuore di donnaJoséphine Baker

Baker, una storia fuori dagli schemi: coraggio, generosità e amore per l’infanzia
Ecco il perché, oggi, di uno spettacolo su una star sempre controcorrente

Donna, donna povera, donna sfruttata, donna nera. Minoranza in una minoranza. Madre non madre. Una donna che per le proprie idee seppe imporsi e dimostrare tutta la sua forza e le sue capacità. 

Quando una star ha un cuore così grande, merita di essere ricordata.

Nasce così: “Joséphine Baker- Il mio cuore batte ancora”, spettacolo pop multimediale di Maria Olivero ispirato a “Miele e Kerosene” il libro di Luca De Antonis.

Freda Joséphine Baker (St. Louis, 3 giugno 1906 – Parigi, 12 aprile 1975) è stata una cantante e danzatrice statunitense naturalizzata francese.

Di origine meticcia afroamericana e amerinda degli Appalachi, è sovente considerata come la prima star di colore e tra le più acclamate vedette di Parigi. Ernest Emingway la definì “la donna più sensazionale che chiunque potrà mai vedere”, Pablo Picasso la descrisse come la donna dalle “gambe paradisiache, gli occhi di ebano e il sorriso dove tutti gli altri sorrisi vanno a morire”. Divenne una musa per Christian Dior e F. Scott Fitzgerald, ebbe una relazione con G. Simenon. 
Ottenne la nazionalità francese nel 1937, e nel corso della Seconda guerra mondiale giocò un ruolo importante nel controspionaggio francese della Francia Libera, tanto che alla fine della guerra, conclusa con il grado di sottotenente, fu decorata con la Legion d’Onore da Charles De Gaulle.

Ma la sua lotta di emancipazione non finì così. Anzi. Usando la sua grande popolarità scese in campo e in prima linea nella lotta contro il razzismo e a favore dell’emancipazione dei neri, in particolare sostenendo la lotta per i diritti civili di Martin Luther King.
Partecipò infatti nel 1963 alla marcia organizzata dal leader nero dove tenne un discorso, unica donna, breve e di grande intensità.

Abbandonate le scene poi decise di dare vita ad un generoso progetto di famiglia con l’adozione di numerosi bambini appartenenti a etnie diverse, la Tribu Arc-en-Ciel.

Il progetto che ne consacrò le virtù morali e spirituali si rivelò poi un dramma economico dal quale venne travolta. Quando Joséphine Baker fu definitivamente rovinata per le difficoltà finanziarie, la principessa Grace di Monaco, sua amica da anni, come lei di origine americana e come lei artista, le offrì dapprima un aiuto in denaro, e successivamente la possibilità di esibirsi per la Croce Rossa nel Principato di Monaco: questo le permise di uscire dalla bancarotta e di acquistare un alloggio per passare il resto della vita in Costa Azzurra con la Tribù. Ritornò sulle scene rinnovando un enorme successo. Nell’aprile del 1975, al Bobino di Parigi, festeggiò i 50 anni di palcoscenico e alla prima erano presenti, oltre alla Principessa Grace, Jaqueline Kennedy, Sophia Loren, Mick Jagger, Shirley Bassley, Diana Ross e Liza Minnelli. Quattro giorni dopo, il 12 aprile, nella notte fu colpita da un ictus mentre leggeva gli articoli dei giornali che parlavano del suo successo.
Il legame con la principessa Grace e con Monaco fu così forte e sincero che dopo la sua morte, celebrata con un grandioso funerale a Parigi, Joséphine Baker venne sepolta nel cimitero di Montecarlo.