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Festa in musica per ricordare la Beata Panacea

Musica e tradizione per ricordare Panacea. I giorni di Panacea 2017 è il titolo delle celebrazioni con cui Ghemme ha voluto celebrare la festa della patrona, la Beata Panacea. Il culmine delle iniziative è stato il 6 maggio con un concerto nella chiesa di Santa Maria Assunta. Buona partecipazione di pubblico, grande attenzione, lunghi e calorosi applausi.  Apprezzata  l’esibizione delle ragazze e dei ragazzi del Coro Instabile diretto da Antonella Nacca e accompagnato da Elena Borzoni. Emozionante We Shall Overcome eseguita da Maria Olivero con il Coro e Fulvio Renzi al violino. L’attore Pino Attanasio ha letto la traduzione del testo. Il resto del concerto ha visto la partecipazione Carlo Bava (ciaramella), Giovanni Galfetti (organo), Vincenzo Zitello (arpa), Fulvio Renzi (violino) introdotti da Maria Cristina Pasquali, che hanno eseguito molti brani del loro intenso repertorio. Un’ottima esecuzione, molto gradita dal pubblico che ha decretato il successo del programma e dell’iniziativa. La popolazione di Ghemme è molto devota alla Beata Panacea. La festa prende le mosse da quanto accadde quasi sei secoli fa. Panacea nacque a Quarona, nel 1368, da Lorenzo de Muzi di Cadarafagno e Maria Gambino di Ghemme. La morte della madre indusse Lorenzo a risposarsi con Margherita. Panacea iniziò a subire continui maltrattamenti dalla matrigna che la faceva lavorare senza sosta. La tradizione vuole che, mentre Panacea era intenta alla preghiera, fossero gli angeli a lavorare per lei.   Una sera del 1383, la matrigna, non vedendola arrivare insieme al gregge andò a cercarla sul monte Tucri trovandola in preghiera. Furibonda, la colpì con la rocca che usava per filare uccidendola, poi, pentita, si gettò nel burrone. Le campane della chiesa si misero a suonare attirando la popolazione di Quarona che vide il corpo di Panacea accanto al fascio di legna che ardeva senza consumarsi. Solo con l’arrivo del vescovo di Novara si poté sollevare il corpo e porlo su un carro portandolo verso il paese. Giunto in un campo, il proprietario non volle che fosse seppellito, e i vitelli da soli condussero Panacea a Ghemme, fermandosi vicino alla chiesa dove era sepolta la madre. Era il primo venerdì di maggio del 1383. Da allora si è diffuso il culto della Beata.